giovedì 31 marzo 2016

Allucinante per Bergoglio Cristo è diventato il serpente del male!





Anche in questo sito si dimostra che il video è stato rimosso....


Francesco disperde le pecore di Cristo!!!


Aldilà del senso dato da Francesco, al suo discorso, tutto da analizzare con precisione, perché aldilà della stesura ben ritoccata a posteriori del sito Vaticano e quindi rimaneggiato con tono e senso diverso, ma le sue parole dissero altro. Ma che un pontefice paragoni Cristo a un serpente è proprio una cosa che mai nessun pontefice prima di lui si è mai sognato o permesso nemmeno lontanamente di fare o pensare, neppure BXVI con tutta la sua grande teologia si è mai immaginato un risvolto del genere, neppure i santi pontefici di un tempo come Celestino V o addirittura S. Pietro o gli altri apostoli, ne tanto-meno i più grandi dottori della chiesa ed esegeti o taluni santi...si sono mai sognati di paragonare Cristo ad un serpente.....Questo modo di parlare è fatto per creare sconforto e confusione tra i credenti che sempre più sbandati si rifugiano in altri lidi, pare proprio che questo “pontefice” sia qui per disperdere il gregge, non per tenerlo dentro l'ovile, usando per altro parole confuse e ben poco chiare, quasi parrebbero più un codice segreto che un intento di conversione. Poi mi chiedo a che pro far questo curioso anomalo discorso, a chi giovava questa cosa, al popolo, e per quale ragione per dir cosa, per insegnar cosa, nulla di importante parole inutili. Per testimoniare che Dio usò anche un serpente che era più forte di tutti gli altri serpenti esistenti sulla terra, che anche lui si poteva servire della forma di serpente? Già i serafini hanno la forma serpeggiante come fiamme. 

Ho forse voleva far capire semplicemente che l'uomo non doveva temere il serpente antico cioè il diavolo, e che era una forma allegorica per far capire che lui detiene nelle sue mani ogni potere.

Ma far passare il Figlio Dio per un serpente, come se Gesù fosse il serpente del male, come se Gesù fosse il male, questo insulto a Cristo non l'ho mai sentito proferire da nessun pontefice prima. E ha anche detto che Gesù si è fatto peccato e quindi serpente, un allusione direi terribile, si è fatto peccato??? Ammazza!!! Povero Gesù che si è preso i peccati di tutti i peccatori, avrebbe fatto bene a non prenderseli tutti, viste certe menti mal pensanti. 

Come dire che Cristo è il male.... questa è la diretta conseguenza della sua ammissione .... mi dispiace ma lei confonde volontariamente le parole di Cristo, non per edificare ma per distruggere.

Si direi proprio che lei protegge non i deboli in spirito ne i deboli in materia, ma i poveri islamici  che hanno tanto bisogno di essere accolti nella chiesa, ma non quella di Cristo, ma la sua. 


Guardi io voglio aver pietà di lei e prego per lei!!
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E i veggenti e compagni......nel mondo tacciono, ma che bravi, questi falsi veggenti, tutti presi a far soldi a tutelare la loro immagine e salvare i loro interessi!!!      Ma tuonare in difesa di Cristo nessuno!!!


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Mentre poi si legge nel sito del Vaticano dire ben altre cose, che Bergoglio non aveva proferito con quell'intenzione ma ben diversa.



PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA 
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Il serpente che uccide e quello che salva

Martedì, 15 marzo 2016



(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.062, 16/03/2016)

Se vogliamo capire la «storia della nostra redenzione» dobbiamo guardare il crocifisso. L’omelia di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta martedì 15 marzo ha ruotato attorno al «mistero» della sofferenza e della morte di Gesù che si è “fatto peccato” per la salvezza dell’uomo.

Al centro della riflessione del Pontefice, seguendo la liturgia del giorno, c’è stata l’immagine del serpente, portatrice di un «messaggio».

Il serpente, ha detto il Papa, «è il primo degli animali che viene nominato nel libro della Genesi», ed è ricordato come “il più astuto”. Il serpente torna, ed è il passo richiamato dalla prima lettura, nel libro dei Numeri (21, 4-9) quando si narra di come nel deserto il popolo mormorasse contro Dio e contro Mosè: «Il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti. Quelli mordevano la gente e un gran numero di israeliti morì». Allora il popolo si pentì, chiese perdono e Dio ordinò a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta. Chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Ha commentato il Pontefice: «È misterioso: il Signore non fa morire i serpenti, li lascia. Ma se uno di questi fa del male a una persona, guardi quel serpente di bronzo e guarirà». Il serpente, quindi, viene innalzato per ottenere la salvezza.

A questo punto, sempre seguendo lo sviluppo della liturgia del giorno, Francesco ha ripreso il brano del vangelo di Giovanni (8, 21-30) in cui Gesù, discutendo con i dottori della legge, «dice loro chiaramente: “Se non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati! E quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che ‘Io Sono’”».

“Io Sono!”, ha spiegato, «è il nome di Dio; quando Mosè domanda al Signore: “Se il popolo mi dice, ma chi ti manda? Chi ti manda, a te, a liberarci? Qual è il nome? ‘Io Sono!’”». Quindi: «Innalzare il Figlio dell’uomo! Come il serpente...».

Lo stesso concetto era stato ribadito da Gesù in un passo riportato «due capitoli prima», quando egli «dice ai dottori della legge lo stesso: “Come Mosè ha innalzato il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, perché chiunque crede in lui sia salvato».

Il serpente cioè, ha detto il Pontefice chiudendo il ragionamento, è «simbolo del peccato; il serpente che uccide; ma un serpente che salva. E questo è il mistero del Cristo».

Anche san Paolo, ha ricordato il Papa, «parlando di questo mistero, dice che Gesù svuotò se stesso, umiliò se stesso, si annientò per salvarci». L’apostolo, anzi, suggerisce un’espressione ancora più forte: «Si è fatto peccato». Allora, volendo usare il simbolo biblico, potremmo dire: «Si è fatto serpente». Ed è questo, ha detto Francesco, «il messaggio profetico di queste letture di oggi. Il Figlio dell’uomo, che come un serpente, “fatto peccato”, viene innalzato per salvarci».

Dobbiamo quindi «guardare il Crocifisso e guardare proprio questo mistero: un Dio “svuotato” della sua divinità — totalmente! — per salvarci». Ma, ha aggiunto il Pontefice, «chi è questo serpente che Gesù prende su di sé per vincerlo?»: la risposta si legge nell’Apocalisse di Giovanni, dove si ritrova il nome — tra l’altro, ha fatto notare il Papa, che il serpente nella Bibbia «è il primo nominato degli animali e forse credo che sia l’ultimo» — e si legge che «è stato vinto il serpente antico: Satana». Il peccato quindi, ha detto il Papa, «è l’opera di Satana e Gesù vince Satana “facendosi peccato”». Così dalla croce egli «innalza tutti noi». Perciò «il Crocifisso non è un ornamento, non è un’opera d’arte, con tante pietre preziose, come se ne vedono: il Crocifisso è il mistero dell’“annientamento” di Dio, per amore».

Il serpente, ha spiegato il Pontefice, «profetizza nel deserto la salvezza»: viene infatti «innalzato e chiunque lo guarda viene guarito». Ma questa salvezza, ha sottolineato, non è stata fatta «con la bacchetta magica da un dio che fa le cose»; piuttosto è stata fatta «con la sofferenza del Figlio dell’uomo, con la sofferenza di Gesù Cristo». Una sofferenza tale da portare Gesù a chiedere al Padre: «Padre, per favore, se è possibile io non vorrei bere questo calice». Si vede qui «l’angoscia», accompagnata, però dall’espressione: «Ma sia fatta la tua volontà».

È questa, ha concluso il Papa, «la storia della nostra redenzione», è questa «la storia dell’amore di Dio». Perciò, «se noi vogliamo conoscere l’amore di Dio, guardiamo il Crocifisso». Lì incontriamo «un uomo torturato, morto, che è Dio, “svuotato della divinità”, sporcato, “fatto peccato”». Di qui la preghiera finale: «Che il Signore ci dia la grazia di capire un po’ di più questo mistero».



Mi raccomando chiudete il profilo!!!! 
Perché la rete è sotto l'egida del Vaticano .



Musica leggera e rock via dalle chiese!



Frisina contro musica leggera e rock.





Articolo qui.


Che Mons. Marco Frisina sia un bravo compositore di bellissime musiche sono d'accordo, perché io amo particolarmente ascoltare alcuni dei suoi brani come “schema Israel” ed altri... che abbia ragione nell'affermare che certa musica moderna e rock non sia assolutamente adatta alle chiese è altrettanto vero, spesso si sentono delle schifezze infinite, per altro anche cantate assai male da chi pensa di aver una gran voce, certo ogni parroco si adatta a quello che ha attorno, ma per lo meno si cerca di dar il meglio a Dio. 

Però a lato di queste contestazioni, direi quasi un po frivole ed esteriori, io guarderai ad altro...

Più che non alla musica leggera, dire no alla musica blasfema e alle danze ignobili di certi preti ridicoli, ballerini e cantautori che non fanno nemmeno bella pubblicità ai rispettivi cantanti delle musiche che interpretano, anzi direi proprio che potrebbero addirittura svilire l'immagine degli artisti stessi, danneggiandola, perché nelle loro bocche certe canzoni fanno ridere...basta vedere come si comporta la gente, che ride e starnazza e che con il loro atteggiamento non si rendono conto di sbeffeggiare Dio. 

La musica in generale, se fatta per Dio essa è tutto per Dio, ognuno la esprime come sente e come sa fare meglio, il Signore vuole il meglio da ogni persona, non si cura di come noi lo esprimiamo questo meglio, ahimè questo è sempre e solo un nostro pensiero, per cui siamo noi che giudichiamo come dovrebbe essere una buona musica per Dio, mentre Dio ha un metro diverso dal nostro, che non è fatto di esteriorità ma di sentimenti veri.

Quindi caro Mons. Frisina, si curi dei sentimenti veri e non delle apparenze che spesso Dio apprezza di più un canto semplice che un orchestra.

Se Cristo avesse guardato alla prostituta perché tale, non gli avrebbe neppure permesso di avvicinarsi, invece dell'esteriorità non se n'è curato ha guardato il suo cuore.


E Voi vi perdete a guardare come al solito le esteriorità!!



Glielo lo dice uno che è figlio di una cantate lirica che ancora oggi all'età di 83 anni ha mantenuto gran parte della bella voce aveva da giovane e che è capace di superare in potenza ancora un intero coro di cantanti lirici. 

lunedì 14 marzo 2016

Sacerdote e Prete!

Sacerdote e Prete!


Qualcuno si chiederà perché faccio questa distinzione, per la verità è la Madre di Dio che fa questa distinzione, abbiamo un caso esemplare noto dell'uso della parola Prete proprio nelle parole della Madre di Dio, durante le apparizioni a Lourdes a Bernadette Soubirou la Vergine SSma chiama queste persone preti e non sacerdoti, nessuno ha capito perché usa questo termine, vedo di spiegare la cosa.

A rigor di logica un qualsiasi consacrato dovrebbe essere sacerdote sempre, ma le parole dell'Immacolata ci fanno capire una realtà diversa, perché ci chiediamo?

Perché Dio distingue la medesima persona in due persone diverse?

Vedo di spiegare, il motivo sta nel fatto che l'uomo quando è sull'altare e fa le veci di Cristo è sacerdote, mentre quando è e vive la vita normale fuori dalla chiesa, addirittura fuori dalla zona dell'altare è solo un prete, questo è l'esatto motivo, perché chiama preti, tutti coloro che hanno preso i voti. Ma specifichiamo meglio la questione.

Sacerdote è colui che in quel preciso momento che recita, consacra e amministra l'eucarestia, solo in quel momento esso assume il titolo di sacerdote, perché in realtà in quel momento egli essere umano, non è più essere umano, ma è Cristo, parte di Cristo, cioè quell'essere umano diviene il sacerdote, non un sacerdote, facciamo all'articolo che uso, “Il e Un” . Un sacerdote sarebbe uno qualsiasi, uno tra tanti, mentre IL sacerdote è uno solo, cioè Cristo, quindi il prete che si appresta a far messa, e sale verso l'altare diviene “IL Sacerdote” solo in quell'occasione, mentre quando è fuori da quell'ambito è solo un prete. Un prete è per l'Immacolata è un essere umano, come molti altri, che essendo di Cristo, cioè votato a lui, si comporta non da Cristo, ma da uno qualsiasi, pensa e ragiona e si comporta come molti, che non sono votati a Cristo. Per cui il prete, in parte potrebbe non essere tale, salvo il fatto di vestire in un certo modo, per il quale è identificabile.

Quindi quando sono presso l'altare a dir messa, essi assumono in se stessi l'essere di Cristo e diventano Sacerdote, cioè IL Sacerdote, cioè Cristo stesso. Non è un sacerdote qualsiasi che possiede potere, non è un sacerdote che ha potere in se di benedire l'Eucarestia e farla divenire corpo di Cristo, ma è lo stesso Cristo che nel frangente della messa consacrata fa divenire sacerdote regale cioè Cristo stesso, il prete, per cui cambia la sua denominazione da prete diviene IL Sacerdote. E come Sacerdote Regale amministra il corpo di Cristo e anche i suoi poteri.
Purtroppo però non tutti i preti quando sono presso l'altare a dire messa, sono IL Sacerdote, alle volte incontriamo preti che rimangono preti anche in questa funzione. Perché molto conta quello che è prima che giunga a dir messa, cioè nel senso che se il prete non è casto, puro, come la neve, sia nel corpo che nello spirito e nella mente, non diverrà IL Sacerdote Regale, cioè non sarà Cristo stesso, in quel momento, ma lo sarà solo al momento della consacrazione dell'eucarestia, perché Gesù Cristo, non vuole che nessun essere umano che si appresti a ricevere il suo corpo, possa ricevere qualcosa non di suo. Anche se purtroppo si sa che nel corso della storia ci sono state anche riti non sacri fatti con cose sacre e fatti anche sa preti.

Per cui il prete sappia che quando si reca sull'altare per pietà di quanti si recano presso Cristo, esso deve presentarsi puro ed immacolato, perché dal momento che inizia la funzione religiosa esso non è più se stesso ma è Cristo in quel momento; e quindi il prete diviene IL SACERDOTE.

S. Pio da Pietrelcina era IL Sacerdote continuamente, come prima di lui lo furono altri Santi Sacerdoti.

La differenza sostanziale tra prete e sacerdote sta solo in questo, essi anche se sono di Cristo non sempre sono in Cristo, cioè i preti.


Perché uno solo è IL Sacerdote; Cristo! Non esistono i sacerdoti, quindi ogni prete divine un corpo solo, con Cristo nel momento della Sacra Messa. Cioè IL Fondamento unico Cristo. Non esistono tanti fondamenti ma uno solo. Perché uno solo è il potere e uno solo è il Verbo!

Mi chiedo ma il prete si rende conto che quando sale all'altare diviene come Cristo?
No! Perché sapete, se si rendesse conto che è Cristo IL Sacerdote regale, allora forse non direbbe tante fesserie. Ma ahimè, abbiamo pochi santi sacerdoti e ancor meno ne avremo!

Gesù sapeva distingue?

Gesù sapeva distinguere?

Ieri a messa sono rimasto sconcertato per un affermazione di un giovane sacerdote, secondo il mio punto di vista fin troppo moderno. Cmq, aldilà di come si presenta ed eccessiva sbrigatività, guardo a quello che dice a quello che afferma, che m'interessa di più, e come il mio solito prendo nota subito delle espressioni usate e dei concetti che i sacerdoti vogliono trasmettere al pubblico.

La prima espressione che mi ha destato un certo senso di sgomento è stata questa.


La frase la disse nel contesto di dire che Gesù essendo vissuto tra gli uomini ha imparato a distinguere, per cui ne è venuto fuori con questa frase, “Gesù sapeva distinguere.”

L'espressione per chi non sa cogliere il vero pensiero, potrebbe non dir nulla di male, invece il male sta proprio nell'espressione stessa.
Attestare che Gesù sapeva distinguere significa che, colui che pensa ciò, crede che Gesù non sia Dio, ma solo un uomo, per un motivo molto semplice.

Dire ad una persona tu sai distinguere, la classifichi come un essere umano, che è vissuto e ha appreso la distinzione tra maschio e femmina o uomo e donna, tra bene e male, etc, ma si può dire ad un Dio che sa tutto, tu sai distingue? No! Per il semplice motivo che è ovvio che un Dio sa distingue, altrimenti non sarebbe Dio se non sapesse distingue, ma questa curiosa espressione nasconde un altro proposito. Quando si asserisce innanzi ad un pubblico questo genere di espressioni si sta subdolamente trasmettendo un pensiero che vuol far credere che Gesù era solo un uomo e poco Dio, perché un vero conoscitore della parola di Dio, non avrebbe mai usato questa espressione, se in esso avesse avuto lo Spirito Santo, ma oggi giorno quanti sono i sacerdoti “santi”che posso permettersi di non dire simili eresie?

Da ciò comprendiamo che bisogna ascoltare con molta attenzione le singole espressioni di un sacerdote, anche qualsiasi essere umano; certo, incentrate nel discorso che sta facendo, ma esse rivelano molto precisamente sia i suoi pensieri che le sue vere intenzioni e cosa realmente esso vuole trasmettere al popolo che lo ascolta, molto spesso anzi quasi sempre questo popolo per quanto sia formato da persone di tutti i tuoi di intelligenza, spesso anche coloro che sono assai intelligenti non vedono e non percepiscono queste piccole sottigliezze che magari non sono dette nemmeno pensando, ma dimostrano in realtà i pensieri celati, nascosti di chi le afferma.
E il popolo beve come se fosse oro puro.

Questi generi di frasi, inserite anche in un bel discorso hanno l'unico scopo di tarlare la deità di Cristo, e renderlo meno Dio, di quanto sia, e ogni volta si inseriscono nella mente umana nuovi strani concetti che alla fine si accumulano tutti assieme producendo nel popolo non più un affettività positiva verso Gesù, ma distorta, si arriva a pensare e considerare Cristo ne più e ne meno che un semplice essere umano che si è elevato spiritualmente in maniera autonoma, determinando una sua veduta. Ovviamente questi concetti errati, che nascono in seno ad una pessima affettività verso Dio, fanno bene alla parte avversa, specialmente fanno bene a quanti combatto Cristo con svariati artifici, che la nostra società sagacemente propina, e ovviamente questi giovani preti, e non solo giovani, si lasciano prendere da idee promosse da chi opera sotterraneamente per demolire il palazzo. Per cui un buon sacerdote deve sempre ponderare con assoluta ed estrema attenzione quando va dicendo alla folla, quando insegna, perché altrimenti non fa opera santificante, ma demolente ed esso stesso diviene senza rendersene conto aiutante di satana. Quindi bisogna stare veramente attenti e pensare bene a quello che si afferma, per non dire cretinate ed insegnare cose sbagliate.






Altra affermazione di questo sacerdote.

Il paradiso non è pieno di santi, ma di peccatori come noi!”?

Se in paradiso ci fossero i peccatori, come noi, i santi dove sarebbero?
L'espressione è alquanto strana, e contraddittoria, il paradiso è fatto di Santi, e non certo di peccatori, perché allora se fosse come questo prete dice, Dio porta in paradiso chi non merita, il paradiso non sarebbe paradiso ma ben altro posto, tutto al suo opposto.
Ma se vogliamo essere magnanimi forse il prete intendeva dire che in paradiso ci possono andare anche i peccatori come noi, sempre che questi peccatori vogliano redimersi, perché se sono peccatori impenitenti, “come noi”, allora certamente il paradiso nemmeno col binocolo lo vedono.
Ma l'espressione lascia molte lacune di eresia, “non è pieno di Santi” è come dire che Dio non è SANTO, ma che esso è in realtà fatto per i peccatori, certamente Cristo cercava i peccatori per convertirli, ma una volta che il peccatori era convertito era un passo dalla santità per cui cambiava il suo stato, e passava da peccatore a Santo, quindi l'affermazione sarebbe sbagliata comunque sia, e non tiene presente di questo cambiamento, per cui anche dei due ladroni sulla croce, uno crede in Gesù e l'altro lo denigra, tutti e due erano peccatori, seguendo la logica di questo prete, Cristo avrebbe dovuto salvare entrambi se il paradiso è per i peccatori non per i santi, evidentemente il prete si vede nella classe dei peccatori più che dei santi, per cui non è certo che sarà salvato, per cui dice o trova la scusa per sentirsi anch'esso salvato, dicendo a tutti che i peccatori sono la classe più grande e non i santi, non accorgendosi che affermando ciò bestemmia Dio.

Che Gesù cercava i peccatori per redermeli, era ovvio, i buoni non certo li deve salvare qualcuno, perché sono già sulla strada della salvezza, per cui si cercano le pecorelle smarrite e le si fa diventare buone, facendole entrare nello stesso ovile, ma una volta che il peccatore diviene parte della stessa parte non è più peccatore, diviene un buono, per cui potrebbe meritare il paradiso. Mai nessuno è entrato in paradiso che non fosse meritevole, per cui chi afferma che il paradiso non è dei santi e non vivono lì, dice una grande cavolata, ed insegna ed inculca nella gente che sempre non ragiona e non pensa, ma crede ciecamente a quello che afferma uno qualsiasi, che crede di essere illuminato. Come ho detto sopra se il sacerdote non ragiona senza lo Spirito Santo, dice tante stupidaggini.




Questa poi mi ha fatto sorridere.
Quando è stato il momento delle richieste al Signore, il pubblico ripeteva senza capire, come al solito tanti pappagalli.

Renderci misericordiosi come il Padre. “

La cosa mi fatto sbarrare gli occhi!
Allora vedo di spiegarvi perché questa affermazione è errata nella bocca di chiunque, anche fosse il pontefice.

Nessuno può chiedere di essere come Dio Padre, perché per essere come il Padre bisogna essere come il Figlio e lo Spirito Santo.
Questa frase per noi è impossibile da realizzare, Dio non concede a nessuno di essere misericordioso come Egli E', è matematicamente impossibile essere misericordiosi come Dio, oltretutto vi anche un altro discorso, nella frase si esclude il Figlio e lo Spirito Santo, cosa assai grave, perché la Trinità è un solo essere e allo stesso tempo tre diversi, ma la misericordia appartiene a tutti e tre allo stesso modo, per cui asserire di essere misericordiosi come il Padre esclude di fatto il Figlio e lo Spirito Santo, dall'essere misericordiosi e potrebbe sottintendere un recondito pensiero maligno. Inoltre è una richiesta errata, semmai sarebbe stato giusto ed umile chiedere di donarci la misericordia, non di “essere come il Padre” è un espressione di arroganza. Nessuno può essere come Dio, ricordiamoci la frase che descrive il nome dell'Arcangelo Michele, Mikael, che significa “chi è come Dio”, quindi chiedere di essere misericordiosi come Dio, è essere presuntuosi, una totale mancanza di umiltà.

Renderci misericordiosi come il Padre. “= facci diventare misericordiosi come il Padre cioè dei!!! In sostanza si chiede indirettamente di essere dei anche noi...un desiderio di deità.

Attenzione a quello che si dice e si fa dire alla gente.