domenica 24 luglio 2016

Benedetto XVI bacchetta Francesco I°

Benedetto XVI torna al suo ruolo di Pontefice Massimo!




La Madre di Dio nelle parole della Emmerick comunica che il vero pontefice è BXVI, anche se Egli or-ora non si riconosce più come tale, ma dall'articolo sotto stante sta ampiamente dimostrando che non è affatto così. La Madre di Dio lo confermo a quel tempo come il vero Pontefice nel tempo odierno, anche dopo la sua defezione apparente, per cui se lo dice Dio, evidentemente lo è in tutto e per tutto. Io non sono nessuno per di diversamente e non credo neppure BXVI, per quanto sia il pontefice o Papa Emerito. 

Le profezie della Beata Emmerick sono perfettamente incentrate in questo doppio papato, solo gli sciocchi non vogliono crederci e vederci la mano di Dio.

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Joseph Ratzinger, ovvero il Papa emerito Benedetto XVI che è stato anche arcivescovo cardinale di Monaco dal 1977 al 1982, segue con grande attenzione i fatti della città tedesca e «prega per le vittime innocenti», esprimendo «condoglianze e vicinanza ai familiari». Segno che Ratzinger non è affatto lontano dalle «cose terrene». Figuriamoci da quelle teologiche e dottrinali, dunque dall’azione di Papa Francesco. A confermarlo è il suo segretario, monsignor Georg Gaenswein. Lo stesso padre Georg, prefetto della Casa Pontificia, forse proprio su indicazione del Papa emerito, è tornato a «smuovere» l’aria attorno e dentro al Vaticano, mettendo nel mirino il successore di Benedetto XVI. Padre Georg, in un’intervista, ha sollevato temi etici e politici che s’intrecciano fra loro, ponendo più di un interrogativo sull’azione di Bergoglio, impegnato a preparare il viaggio ad Auschwitz del 29 luglio dove non è previsto che parli. I discorsi pronunciati nel campo di concentramento nazista da Wojtyla nel 1979 e dallo stesso Ratzinger nel 2006 sono considerati «memorabili».

I segnali - Papa Francesco, forse, vuole evitare il confronto. Nel frattempo avrà modo di riflettere sull’intervista che padre Georg ha rilasciato al quotidiano tedesco Schwäbische Zeitung. Data la delicatezza dei temi trattati ci atteniamo alla traduzione della Nuova Bussola Quotidiana. «Quando un Papa vuole cambiare qualcosa nella dottrina, allora deve dirlo con chiarezza, in modo che sia vincolante», afferma il prefetto della Casa Pontificia, «importanti concetti dottrinali non possono essere cambiati da mezze frasi o da qualche nota a piè di pagina formulata in modo generico. Dichiarazioni che aprono a diverse interpretazioni sono rischiose. Alcuni vescovi hanno davvero la preoccupazione che l’edificio della dottrina possa subire delle perdite a motivo di un linguaggio non cristallino». Padre Georg, dopo aver messo in discussione l’autorità del Papa in carica, più che la sua autorevolezza, analizza le ragioni che stanno a monte dell’azione dell’attuale Pontefice.

«Papa Francesco è fortemente influenzato dalla sua esperienza come provinciale dei gesuiti e soprattutto come arcivescovo di Buenos Aires», afferma l’alto prelato, «già in quella grande città e mega-diocesi si era capito che ciò di cui lui è convinto, lo fa e lo porta fino in fondo senza scrupoli». Deciso dunque, anche a costo di esagerare. «Questo vale anche adesso come vescovo di Roma e come Papa», spiega Padre Georg, «che nei discorsi, rispetto ai suoi predecessori, di tanto in tanto sia un po’ impreciso, e addirittura irrispettoso, si deve solo accettare. Ogni Papa ha il suo stile personale. È il suo modo di parlare, anche correndo il rischio che ciò possa dar adito ad equivoci, a volte anche a interpretazioni avventurose».

Stile a parte, ciò che sembra preoccupare in modo particolare padre Georg è la «tenuta» di Bergoglio. «La certezza che il Papa sia una roccia nei marosi, ritenuto come l’ultima ancora, ha iniziato in effetti a vacillare», sostiene il segretario del Papa emerito, «se questa percezione corrisponda alla realtà e se riproduca l’immagine di Papa Francesco o se sia piuttosto un’immagine dei media, non posso giudicarlo».

Il dubbio - Ma il fatto stesso di ingenerare un forte dubbio è sufficiente a sospettare che Ratzinger non sia lontano dalle cose vaticane. Anzi. «Un vescovo, pochi mesi dopo l’elezione di Bergoglio, ha parlato di effetto-Francesco e, tutto impettito, ha aggiunto che ora era di nuovo bello essere cattolici», sostiene il segretario di Ratzinger, «si poteva percepire di nuovo pubblicamente uno slancio nella fede e nella Chiesa». «Ma questo accade davvero?», si chiede retoricamente l’alto prelato, «dall’esterno non si percepisce un nuovo inizio. La mia impressione è che Francesco goda di grande simpatia come uomo più di tutti gli altri leader del mondo. Ma riguardo alla vita e all’identità della fede questa sua simpatia non sembra avere grande influenza. I dati statistici, se non mentono, mi danno purtroppo ragione». Le presenze alle messe «non sono aumentate», così come «le vocazioni» e il ritorno alla Chiesa di chi «ha abbandonato» non è in crescita. Insomma, visto da dentro, dal centro del centro del mondo «l’effetto Francesco» è solo mediatico. E non pratico.


di Enrico Paoli
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Quello che balena agli occhi, di questo discorso sono alcuni punti fondamentali.

"Lo stesso padre Georg, prefetto della Casa Pontificia, forse proprio su indicazione del Papa emerito, è tornato a «smuovere»"

«Quando un Papa vuole cambiare qualcosa nella dottrina, allora deve dirlo con chiarezza, in modo che sia vincolante»... «importanti concetti dottrinali non possono essere cambiati da mezze frasi o da qualche note a piè di pagina formulata in modo generico."

Sono perfettamente concorde con questo pensiero, se manca trasparenza e pensiero cristallino, che dipani ogni ombra e non ne crei di maggiori, ovviamente si deve specificare punto per punto quello di si vuole far capire, ma con chiarezza meticolosa, direi laser, e non rimanendo al generico, che può dire e far comprendere tutto il contrario di tutto. 

Questo modo di fare è tipico di chi dissimula una volontà di voler cambiare quando in realtà si fa l'esatto opposto, creando confusione a confusione, si lascia di proposito tutto vaporoso, tutto nella nebbia, impalpabile, inafferrabile, così ognuno può intendere quel che vuole come appunto ha detto Bergoglio, "Noi dobbiamo incitarlo a procederlo verso QUELLO CHE LUI PENSA SIA BENE."


"Dichiarazioni che aprono a diverse interpretazioni sono rischiose."

Non credo affatto che siano rischiose, visto che basta basarsi su quelle che sono state le esternazioni e le dichiarazioni che Bergoglio in questi tre anni ha detto e fatto e i resoconti fine sinodo, per non parlare l'Amoris Laetitia, che ha suscitato non poco scandalo. 



"Alcuni vescovi hanno davvero la preoccupazione che l’edificio della dottrina possa subire delle perdite a motivo di un linguaggio non cristallino». 

Io direi che dire l'edificio sia poco, qui c'è in gioco veramente la dottrina della chiesa e la stabilità della stessa, la sua credibilità è stata lesa gravemente in questi tre anni, proprio da questo modo di fare, strano, distorto, confuso e di proposito annebbiato, trasmettendo non fede ma tutto il contrario, se si attende ancora, non ci sarà nulla da fare, già oggi è assai incrinata la barca di Pietro. 
Ma le profezie devono venire, nulla può essere più cambiato, ne un papa emerito potrà far nulla. 


«Un vescovo, pochi mesi dopo l’elezione di Bergoglio, ha parlato di effetto-Francesco e, tutto impettito, ha aggiunto che ora era di nuovo bello essere cattolici», «si poteva percepire di nuovo pubblicamente uno slancio nella fede e nella Chiesa». 

Questo pensiero riportato dal segretario particolare di Ratzinger, mi fatto capire quanto scombussolamento abbia portato Francesco all'interno della chiesa, tanto da paragonare Bergoglio al top-plus-ultra, come dire il pontificato di Benedetto XVI è stato a paragone brutto, diciamola così, eufemisticamente parlando, tanto che l'espressione "di nuovo bello essere cattolici" fa sottintendere che BXVI non lo era per nulla! Come se BXVI e tutti gli altri pontefici appartavano ad un classe di papi preistorici, io sinceramente vedo questa espressione come un rimprovero e pure un offesa a Benedetto XVI da parte di un clero che certamente non ci sentirà a tornare indietro se dovesse mai essere e temo che preferiscano una scissione, ma ad un certo punto meglio così. 

«Ma questo accade davvero?», si chiede retoricamente l’alto prelato, «dall’esterno non si percepisce un nuovo inizio. La mia impressione è che Francesco goda di grande simpatia come uomo più di tutti gli altri leader del mondo. Ma riguardo alla vita e all’identità della fede questa sua simpatia non sembra avere grande influenza. I dati statistici, se non mentono, mi danno purtroppo ragione».

Qui ha perfettamente ragione, Mons. Georg, è tutta apparenza, niente sostanza.