lunedì 22 febbraio 2016

3ergoglio, la dottrina unificata.

3ergoglio e la confusione dottrinale.

Il titolo vi sembra troppo forte, allora guardiamo alle sue esternazioni se sono coerenti alla fede che dovrebbe professare, come sacerdote, neppure come pontefice.

Non serve fare la lista di ciò che non fa, o di quel che fa bene o non bene, ci basta questo articolo che già dice tutto.

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Francesco ai Luterani: "La dottrina è frutto di interpretazioni e non deve dividerci"

 
2) Mi chiamo Anke de Bernardinis e, come molte persone della nostra comunità, sono sposata con un italiano, che è un cristiano cattolico romano. Viviamo felicemente insieme da molti anni, condividendo gioie e dolori. E quindi ci duole assai l’essere divisi nella fede e non poter partecipare insieme alla Cena del Signore. Che cosa possiamo fare per raggiungere, finalmente, la comunione su questo punto?
Grazie, Signora. Alla domanda sul condividere la Cena del Signore non è facile per me risponderLe, soprattutto davanti a un teologo come il cardinale Kasper! Ho paura! Io penso che il Signore ci ha detto quando ha dato questo mandato: “Fate questo in memoria di me”. E quando condividiamo la Cena del Signore, ricordiamo e imitiamo, facciamo la stessa cosa che ha fatto il Signore Gesù. E la Cena del Signore ci sarà, il banchetto finale nella Nuova Gerusalemme ci sarà, ma questa sarà l’ultima.
Invece nel cammino, mi domando - e non so come rispondere, ma la sua domanda la faccio mia - io mi domando: condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme? Lascio la domanda ai teologi, a quelli che capiscono. E’ vero che in un certo senso condividere è dire che non ci sono differenze fra noi, che abbiamo la stessa dottrina – sottolineo la parola, parola difficile da capire – ma io mi domando: ma non abbiamo lo stesso Battesimo? E se abbiamo lo stesso Battesimo dobbiamo camminare insieme. Lei è una testimonianza di un cammino anche profondo perché è un cammino coniugale, un cammino proprio di famiglia, di amore umano e di fede condivisa. Abbiamo lo stesso Battesimo. Quando Lei si sente peccatrice – anche io mi sento tanto peccatore – quando suo marito si sente peccatore, Lei va davanti al Signore e chiede perdono; Suo marito fa lo stesso e va dal sacerdote e chiede l’assoluzione. Sono rimedi per mantenere vivo il Battesimo. Quando voi pregate insieme, quel Battesimo cresce, diventa forte; quando voi insegnate ai vostri figli chi è Gesù, perché è venuto Gesù, cosa ci ha fatto Gesù, fate lo stesso, sia in lingua luterana che in lingua cattolica, ma è lo stesso. La domanda: e la Cena? Ci sono domande alle quali soltanto se uno è sincero con sé stesso e con le poche “luci” teologiche che io ho, si deve rispondere lo stesso, vedete voi. “Questo è il mio Corpo, questo è il mio sangue”, ha detto il Signore, “fate questo in memoria di me”, e questo è un viatico che ci aiuta a camminare. Io ho avuto una grande amicizia con un vescovo episcopaliano, 48enne, sposato, due figli e lui aveva questa inquietudine: la moglie cattolica, i figli cattolici, lui vescovo. Lui accompagnava la domenica sua moglie e i suoi figli alla Messa e poi andava a fare il culto con la sua comunità. Era un passo di partecipazione alla Cena del Signore. Poi lui è andato avanti, il Signore lo ha chiamato, un uomo giusto. Alla sua domanda Le rispondo soltanto con una domanda: come posso fare con mio marito, perché la Cena del Signore mi accompagni nella mia strada? E’ un problema a cui ognuno deve rispondere. Ma mi diceva un pastore amico: “Noi crediamo che il Signore è presente lì. E’ presente. Voi credete che il Signore è presente. E qual è la differenza?” – “Eh, sono le spiegazioni, le interpretazioni…”. La vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni. Sempre fate riferimento al Battesimo: “Una fede, un battesimo, un Signore”, così ci dice Paolo, e di là prendete le conseguenze. Io non oserò mai dare permesso di fare questo perché non è mia competenza. Un Battesimo, un Signore, una fede. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso dire di più.


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In tanto prima di tutto il titolo solitamente è il pensiero di sintesi di un intero articolo che dovrebbe in una riga esprimere il vero concetto di quel che contiene il cuore del discorso.

Francesco ai Luterani: "La dottrina è frutto di interpretazioni e non deve dividerci"



Se i testi sacri sono frutto di interpretazione, significa che per 3ergoglio, Cristo è interpretazione, quasi alla stregua di un invenzione, che ogni credente può fare come meglio crede, interpretare a seconda del proprio metodo di valutazione, e questo indica anche che 3ergoglio attua una sua interpretazione totalmente avulsa dal contenuto evangelico, un interpretazione tutta sua. Dove applicare le norme a seconda del proprio tornaconto ed intento finale.
Questo stesso titolo esprime già il senso totale e la propensione di 3ergoglio verso la protestantizzazione della chiesa. Quel che mi chiedo è, il patriarca di Russia è anch'egli sulla stessa linea?
Quindi, secondo 3ergoglio, la fede cioè Cristo non deve dividere ma unire, quando in realtà Cristo disse il contrario, sono venuto per dividere, quindi chi tenta di unire è satana.
Ma andiamo avanti nella lettura di questo documento…
Prima di commentare il testo, devo dire che la lettera così come è posta è estremamente astuta, melliflua, che tende a mescolare le volontà di Cristo, con le volontà umane e a rimaneggiare la stessa parola lasciata, per far divenire Cristo non più un Dio ma solo un modello base sul quale orchestrare una propria personale visione della dottrina e non fede.


Grazie, Signora. Alla domanda sul condividere la Cena del Signore non è facile per me risponderle, soprattutto davanti a un teologo come il cardinale Kasper! Ho paura!
Questa espressione è ridicola, e furbesca, vuole far credere di temere il suo amico teologo avanguardista Kasper, vuol far credere a noi che egli la pensa in modo diverso, quando proprio la parola “Ho paura” ne fa comprendere una finzione, in realtà da come è scritto, se ne comprende una perfetta sintonia tra i due.

Io penso che il Signore ci ha detto quando ha dato questo mandato: “Fate questo in memoria di me”.
Già il fatto di porre questa frase “Fate questo in memoria di me”.in questo contento vuole far credere che il pensiero che viene dopo sia pensiero di Cristo, quando in realtà è solo il suo.

(Attenzione a come si usano le parole, perché esse dicono tutto.)
E quando condividiamo la Cena del Signore, ricordiamo e imitiamo, facciamo la stessa cosa che ha fatto il Signore Gesù. E la Cena del Signore ci sarà, il banchetto finale nella Nuova Gerusalemme ci sarà, ma questa sarà l’ultima.
Usa la parola “condividiamo” il realtà Cristo non ha condiviso la cena con coloro che era fuori dalla sua volontà, ne tanto meno con coloro che erano suoi oppositori, ne che esprimevano la sua volontà in modo diverso dal suo, tant'è vero che la cena l'ha fatta in luogo chiuso e riparato, lontano da sguardi, ma solo con chi gli credeva e con i suoi, scelti da Lui, questo significa molto, ed è un discorso completamente opposto a quanto 3ergoglio vorrebbe far intendere. Ci sono molti modi per far una cena, e non è detto che questi abbiano intenti identici a quelli espressi da chi per primo l'ha proposta.

- io mi domando: condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme? “
Ma prima di giungere a quella metà o per correre quel cammino, bisogna credere in Cristo, bisogna amarlo, e non bisogna stravolgere la sua parola come ci fa più comodo, rendendola edulcorata.

Lascio la domanda ai teologi, a quelli che capiscono. “ altra frase furba, che vorrebbe far credere che lui non capisce e che sono altri che lo imbeccano, ma chi ci crede è proprio sciocco. Oltretutto è anche contraddittoria, perché dire “quelli che ci capiscono” è come dire che lui parla per nulla a vanvera.

E’ vero che in un certo senso condividere è dire che non ci sono differenze fra noi, che abbiamo la stessa dottrina – sottolineo la parola, parola difficile da capire – ma io mi domando: ma non abbiamo lo stesso Battesimo? E se abbiamo lo stesso Battesimo dobbiamo camminare insieme.”
Se ci fu lo scisma significa che le due posizioni della chiesa e dei luterani erano completamente differenti e distanti. Che poi ci possano essere state delle mezze-verità questo è un altro discorso, ma il protestantesimo nega verità di fede, che non sono colmabili. Quindi un tentativo di avvicinamento significa che il cristiano deve negare alcune verità di fede consolidate da secoli, questo non è possibile, per far ciò bisogna distruggere e mediare una dottrina intermedia, che attui una sorta di eguaglianza dottrinale, ma questo porterà alla distruzione della chiesa in se stessa.

Lei è una testimonianza di un cammino anche profondo perché è un cammino coniugale, un cammino proprio di famiglia, di amore umano e di fede condivisa. Abbiamo lo stesso Battesimo.
Sarò mai valido il battesimo dei protestanti? 3ergoglio,asserisce che il battesimo protestante è uguale al nostro, lo sarà nei modi, ma lo è anche nello spirito, io dico di no! Chi infatti protesta e contesta la verginità di Maria, la sua assunzione, la sua immacolata concezione è come uno che si mette la mola intorno al collo e si butta nel pozzo. Quindi il battesimo fatto da costoro non è valido nei cieli.

Quando Lei si sente peccatrice – anche io mi sento tanto peccatore – quando suo marito si sente peccatore, Lei va davanti al Signore e chiede perdono; Suo marito fa lo stesso e va dal sacerdote e chiede l’assoluzione. Sono rimedi per mantenere vivo il Battesimo.”
Cristo non ha mai detto che se parlava con un peccatore anche lui si sentiva peccatore, è un idiozia, il peccato appartiene a chi lo fa, non si sposta da persona a persona. Cosa centra l'assoluzione cosa il battesimo, nulla!!!

Quando voi pregate insieme, quel Battesimo cresce, diventa forte; quando voi insegnate ai vostri figli chi è Gesù, perché è venuto Gesù, cosa ci ha fatto Gesù, fate lo stesso, sia in lingua luterana che in lingua cattolica, ma è lo stesso.”
Tutto dipende cosa insegnano le rispettive dottrine.

La domanda: e la Cena? Ci sono domande alle quali soltanto se uno è sincero con sé stesso e con le poche “luci” teologiche che io ho, si deve rispondere lo stesso, vedete voi. “
Certo che lui ha “io ho” già il fatto che pone quell'io, indica che c'è presunzione nel suo modo di parlare e lo si evince dalla frase “ le poche luci che io ho”. E poi dice che lui non è teologo e che lascia agli altri dir e pensare, ma cosa sta dicendo.

Questo è il mio Corpo, questo è il mio sangue”, ha detto il Signore, “fate questo in memoria di me”, e questo è un viatico che ci aiuta a camminare. Io ho avuto una grande amicizia con un vescovo episcopaliano, 48enne, sposato, due figli e lui aveva questa inquietudine: la moglie cattolica, i figli cattolici, lui vescovo. Lui accompagnava la domenica sua moglie e i suoi figli alla Messa e poi andava a fare il culto con la sua comunità. Era un passo di partecipazione alla Cena del Signore.”
Solo che il Signore Gesù Cristo non aveva moglie ne figli, piccola differenza perché i figli sono gli apostoli.
Mescolare le parole è sempre stato utile per somministrare confusione.

Poi lui è andato avanti, il Signore lo ha chiamato, un uomo giusto. Alla sua domanda Le rispondo soltanto con una domanda: come posso fare con mio marito, perché la Cena del Signore mi accompagni nella mia strada? E’ un problema a cui ognuno deve rispondere. Ma mi diceva un pastore amico: “Noi crediamo che il Signore è presente lì. E’ presente. Voi credete che il Signore è presente. E qual è la differenza?” – “Eh, sono le spiegazioni, le interpretazioni…”.
E certo per non voler dire la verità sono sempre interpretazioni… quando si dimentica volutamente che Cristo ordinò a Pietro di abbandonare la sua casa e sua moglie, forse aveva anche figli. 3ergoglio avrebbe dovuto rispondere, lasci suo marito se vuole salvare le vostre anime….

La vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni. Sempre fate riferimento al Battesimo: “Una fede, un battesimo, un Signore”, così ci dice Paolo, e di là prendete le conseguenze. Io non oserò mai dare permesso di fare questo perché non è mia competenza. Un Battesimo, un Signore, una fede. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso dire di più.
Ecco il protestante che crede in Paolo e non non in Cristo. Che ha riposto il suo credo in uomo e non un un Dio. Che pone un apostolo più alto del suo Dio che è il Signore, anche se parla del Signore, ma crede in chi gli ha riferito che il Signore è tale.

Questo modo mellifluo e astuto di parlare, non porta credenti a Cristo ma li fa fuggire perché porta scompiglio alle certezze di fede di molti. Che presi dallo sconforto abbandonano Cristo per darsi al mondo e magari prendere una fede che li dannerà in eterno. 
Quando i protestanti capiranno il loro errore forse sarà tardi!